La mia Terra di Mezzo

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venerdì 24 febbraio 2017

La Chiesa confusa: crisi dell'autorità


Traggo sempre dall'articolo di ALDO MARIA VALLI
 
"E qui veniamo forse al vero tratto distintivo della realtà attuale. Nella quale la situazione di conflittualità cronica e di incertezza all’interno della Chiesa sembra essere la conseguenza di una crisi dell’autorità.
Anche questa crisi, come il decadimento intellettuale, certamente non riguarda soltanto la Chiesa (pensiamo alla famiglia, alla scuola, alle istituzioni politiche),  tuttavia nel momento in cui tocca la Chiesa, comunità in cui l’autorità gioca un ruolo decisivo, risalta in modo netto.
La crisi investe tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità istituzionale e pastorale: cardinali, vescovi, parroci.
 
Ma certamente colpisce l’evoluzione, o involuzione, della figura papale. In che senso?
 
Nel senso che se, da un lato, il papa non è mai stato popolare come oggi, dall’altro non è mai apparso così privo di autorità riconosciuta e sostanziale. La voce del papa, per quanto apprezzata e da molti considerata ormai l’unica in possesso di una certa autorevolezza, nella pratica ha un impatto sempre più debole, anche fra gli stessi credenti. I motivi sono numerosi e riguardano sia il modo in cui il papa è andato modificando il suo ruolo, la sua stessa figura e il suo rapportarsi con il mondo, sia i cambiamenti intervenuti nella società, nella cultura e nei costumi.
Circa il primo fronte, da molto tempo è in atto una desacralizzazione della figura papale, un processo che ha permesso al papa di entrare meglio in relazione con le persone e i popoli, ben al di là della sola platea cattolica, ma parallelamente ha determinato una riduzione del riconoscimento della sua funzione di insegnamento.
Quanto al secondo fronte, il processo di secolarizzazione è andato talmente avanti da assorbire e assimilare anche il papa, ormai diventato un personaggio come gli altri, uno dei tanti che calcano le scene della ribalta mediatica. Certamente sono aumentate le persone che lo vedono e ne ascoltano le parole, ma sono diminuite quelle che lo considerano una guida da seguire. Così abbiamo il paradosso di un papa popolarissimo ma la cui proposta, nei fatti, si perde rapidamente nel grande mare di tutte le altre proposte. (....)
 
Incominciata, almeno in modo evidente, con Giovanni XXIII, la crisi dell’autorità papale è andata avanti attraverso tutti i pontificati successivi, ma forse non si è mai manifestata con l’attuale intensità. È un fenomeno che ogni papa ha cercato di limitare.
Ora, con Francesco, non è facile dire quale sia lo strumento da lui impiegato per fronteggiare la crisi dell’autorità. In apparenza sembra che non utilizzi alcuno strumento e che da parte sua ci sia anzi lo sforzo di ridurre ulteriormente l’«auctoritas» papale attraverso una spinta ancora più decisa verso la desacralizzazione. A ben guardare, però, tutte le scelte simboliche, e di agevole percezione, adottate in questa direzione (come non indossare vesti appariscenti, calzare le solite scarpe, andare in giro a bordo di un’utilitaria, abitare a Santa Marta e non nel palazzo apostolico, uscire dal Vaticano per recarsi nei negozi di Roma, mostrarsi avvicinabile e disponibile) possono essere anche lette come tentativi di ricuperare l’«auctoritas» mediante l’«humilitas». Una strategia che, in un mondo dominato non tanto dalla parola quanto dall’immagine, può avere una sua logica.
In ogni caso, nelle comunità cattolica resta lo stato di confusione. Che, a tratti, rischia di diventare stato confusionale. Chi comanda? A chi credere? A chi appoggiarsi? A chi affidarsi? A chi prestare fiducia?"

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