La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




sabato 25 febbraio 2017

Marco Pannella, santo subito!

Sapere che un uomo che nella sua vita e fino alla fine ha fatto tanto male, come Marco Pannella, abbia però goduto dell’amicizia di un sacerdote, è in qualche modo consolante. Si può sperare che quel filo con Dio che non si è mai spezzato possa aver provocato almeno alla fine un ravvedimento, un pentimento, per salvare la sua anima. Ma la speranza si fa amarezza sapendo che quel sacerdote è monsignor Vincenzo Paglia, ex vescovo di Terni (diocesi da lui ridotta sull’orlo della bancarotta), disastroso ex presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, da pochi mesi presidente della Pontificia Accademia per la Vita nonché cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia, istituti dove ha iniziato una sistematica opera di demolizione di quanto voluto da san Giovanni Paolo II.
 
Ma non è da queste “medaglie” che nasce l’amarezza: per capirne il motivo invece basta ascoltare il video che da due giorni rimbalza da un sito all’altro scandalizzando migliaia e migliaia di semplici cattolici. Si tratta dell’intervento che il presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha fatto lo scorso 17 febbraio in un evento organizzato dal Partito Radicale per presentare l’autobiografia (postuma) di Marco Pannella (clicca qui per il video).
  
Ovvio che chi ha condiviso un’amicizia vera con una persona, anche se proveniente da esperienze diverse e perfino opposte, cerca di valorizzarne l’umano, ma nelle parole di monsignor Paglia non c’è l’affetto dell’amico che ha condiviso un dialogo sincero sulla verità della vita; c’è invece l’entusiastica adesione all’ideologia che ha mosso Pannella e che oggi continua a muovere i suoi seguaci. Un’ideologia figlia e amplificatrice di quella che san Giovanni Paolo II definiva "cultura della morte": Pannella è direttamente responsabile degli oltre sei milioni di bambini uccisi con l’aborto volontario, è stato uno dei più tenaci distruttori della famiglia, è all’origine delle campagne per l’eutanasia che stanno dando il colpo di grazia al nostro popolo. E poi la droga, la prostituzione, le coppie gay, il controllo delle nascite: tutto ciò che  è il rovesciamento del piano creatore di Dio ha trovato in quest’uomo e nei suoi seguaci dei fanatici missionari dediti al proselitismo.
 
Un uomo con un fardello così pesante sulla sua coscienza avrebbe avuto bisogno di un uomo di Dio capace di richiamarlo alla sua verità; è stato invece “punito” con un sacerdote che l’ha giustificato ed esaltato nella sua perversione e ora sente anche il bisogno di annunciarlo al mondo:
 
«Marco era un uomo di grande spiritualità», «la sua è una grande perdita per questo nostro paese», «un uomo spirituale che ha combattuto e sperato contro ogni speranza, come dice San Paolo», «una storia per la difesa della dignità di tutti», «ha speso la vita per gli ultimi», «un tesoro prezioso da conservare», «un uomo che sa scendere nella profondità e sa aiutarci a sperare», «ispiratore di una vita più bella per il mondo che ha bisogno di uomini che sappiano parlare come lui». Non bastasse, ci arriva anche la lezioncina, perché Pannella – dice ammiccante Paglia - «rimproverava noi cattolici perché lasciamo da parte il Vangelo». Ah, sarà per questo allora che si è dato tanto da fare per cancellare ogni traccia di cattolicesimo.
 
Nessuno più di Pannella in Italia ha lavorato contro la vita e contro la famiglia, e a tesserne le lodi è colui che è presidente della Pontificia Accademia per la Vita ed è stato a capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
 
Non ci sono parole sufficienti per esprimere lo sdegno e il disgusto per questa esibizione.
 
Ma, se possibile, non è questa la cosa più grave. Perché l’elogio di Pannella fatto da monsignor Paglia svela anche la prospettiva culturale che muove – con Paglia - una parte influente della Chiesa. Ha detto il monsignore:
 
«Oggi è indispensabile trovare una prossimità che unisce i diversi per edificare una unità di disegno o una unità che abbracci tutti»; e ancora: «Contro i muri, Marco è figura che parla di universalità, libertà per la costruzione», «speranza in un mondo che si ricomponga».

La prosa non è fluida ma il concetto è chiaro: la prospettiva è l’unità del genere umano guardando a ciò che unisce; popoli, culture e religioni che devono fondersi, rinunciando alle proprie identità, per poter diventare una cosa sola. E la Chiesa al servizio di questa utopìa che, peraltro, ha all’Onu i suoi teorici. Non si annuncia più Cristo ma i valori umani comuni; si parla di Gesù ma in funzione di un non meglio chiarito servizio all’umanità; non si lavora per portare tutte le genti a Cristo, ma Cristo è il pretesto per perdersi nel pensiero unico dominante. Insomma, quello che si persegue è la fine della Chiesa.
 

venerdì 24 febbraio 2017

La Chiesa confusa: crisi dell'autorità


Traggo sempre dall'articolo di ALDO MARIA VALLI
 
"E qui veniamo forse al vero tratto distintivo della realtà attuale. Nella quale la situazione di conflittualità cronica e di incertezza all’interno della Chiesa sembra essere la conseguenza di una crisi dell’autorità.
Anche questa crisi, come il decadimento intellettuale, certamente non riguarda soltanto la Chiesa (pensiamo alla famiglia, alla scuola, alle istituzioni politiche),  tuttavia nel momento in cui tocca la Chiesa, comunità in cui l’autorità gioca un ruolo decisivo, risalta in modo netto.
La crisi investe tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità istituzionale e pastorale: cardinali, vescovi, parroci.
 
Ma certamente colpisce l’evoluzione, o involuzione, della figura papale. In che senso?
 
Nel senso che se, da un lato, il papa non è mai stato popolare come oggi, dall’altro non è mai apparso così privo di autorità riconosciuta e sostanziale. La voce del papa, per quanto apprezzata e da molti considerata ormai l’unica in possesso di una certa autorevolezza, nella pratica ha un impatto sempre più debole, anche fra gli stessi credenti. I motivi sono numerosi e riguardano sia il modo in cui il papa è andato modificando il suo ruolo, la sua stessa figura e il suo rapportarsi con il mondo, sia i cambiamenti intervenuti nella società, nella cultura e nei costumi.
Circa il primo fronte, da molto tempo è in atto una desacralizzazione della figura papale, un processo che ha permesso al papa di entrare meglio in relazione con le persone e i popoli, ben al di là della sola platea cattolica, ma parallelamente ha determinato una riduzione del riconoscimento della sua funzione di insegnamento.
Quanto al secondo fronte, il processo di secolarizzazione è andato talmente avanti da assorbire e assimilare anche il papa, ormai diventato un personaggio come gli altri, uno dei tanti che calcano le scene della ribalta mediatica. Certamente sono aumentate le persone che lo vedono e ne ascoltano le parole, ma sono diminuite quelle che lo considerano una guida da seguire. Così abbiamo il paradosso di un papa popolarissimo ma la cui proposta, nei fatti, si perde rapidamente nel grande mare di tutte le altre proposte. (....)
 
Incominciata, almeno in modo evidente, con Giovanni XXIII, la crisi dell’autorità papale è andata avanti attraverso tutti i pontificati successivi, ma forse non si è mai manifestata con l’attuale intensità. È un fenomeno che ogni papa ha cercato di limitare.
Ora, con Francesco, non è facile dire quale sia lo strumento da lui impiegato per fronteggiare la crisi dell’autorità. In apparenza sembra che non utilizzi alcuno strumento e che da parte sua ci sia anzi lo sforzo di ridurre ulteriormente l’«auctoritas» papale attraverso una spinta ancora più decisa verso la desacralizzazione. A ben guardare, però, tutte le scelte simboliche, e di agevole percezione, adottate in questa direzione (come non indossare vesti appariscenti, calzare le solite scarpe, andare in giro a bordo di un’utilitaria, abitare a Santa Marta e non nel palazzo apostolico, uscire dal Vaticano per recarsi nei negozi di Roma, mostrarsi avvicinabile e disponibile) possono essere anche lette come tentativi di ricuperare l’«auctoritas» mediante l’«humilitas». Una strategia che, in un mondo dominato non tanto dalla parola quanto dall’immagine, può avere una sua logica.
In ogni caso, nelle comunità cattolica resta lo stato di confusione. Che, a tratti, rischia di diventare stato confusionale. Chi comanda? A chi credere? A chi appoggiarsi? A chi affidarsi? A chi prestare fiducia?"

giovedì 23 febbraio 2017

La Chiesa confusa

Il vaticanista Aldo Maria Valli (Il suo blog QUI) non poteva esprimere meglio lo stato di cose che gravitano nella e fuori la Chiesa, io non avrei potuto fare meglio e quindi riporto qui le sue acute, serie e chiare osservazioni:
 
"Che confusione! Oggi, chiunque ne sia l’autore, analisi e discussioni sulla Chiesa si concludono spesso con questa esclamazione, seguita da un sospiro un po’ sconsolato. E in effetti i fatti sembrano confermare.
Manifesti anonimi che se la prendono con il romano pontefice, lotte di potere (e per il denaro) in una nobile e antica istituzione come l’Ordine di Malta, cardinali che scrivono al papa chiedendogli una risposta su questioni di dottrina. E poi due papi che vivono l’uno a pochi metri dall’altro in Vaticano, senza che siano mai stati chiariti del tutto i motivi della rinuncia di colui che ora, con una definizione che a sua volta fa discutere, è chiamato «papa emerito». E poi polemiche e contrasti tra cardinali, vescovi e fedeli su aspetti nodali per la fede e in particolare su un documento papale che, a dispetto del titolo gentile («Amoris laetitia») è diventato un campo di battaglia e, per molti, un motivo non di letizia ma di sconcerto e di mestizia. E poi un papa spiazzante, sostenitore, specialmente nelle interviste e nei discorsi improvvisati, di posizioni che per alcuni non quadrano con l’insegnamento della Chiesa su questioni certamente non secondarie. E poi riforme che dovrebbero migliorare il funzionamento del governo centrale della Chiesa, ma all’interno della Santa Sede provocano malumori. E poi ancora schiere di cattolici che osservano il tutto con crescente disorientamento, rattristati, perplessi, quasi annichiliti dalle polemiche oppure coinvolti con passione nei contrasti e impegnati a sostenere l’una o l’altra parte.
Se il quadro appena delineato fosse il frutto della fantasia di uno scrittore bisognerebbe riconoscergli un’inventiva notevole. Il libro potrebbe intitolarsi «La Chiesa divisa» o «La Chiesa nella bufera», oppure  «Le due Chiese». Il fatto è che, di fronte a quanto stiamo vedendo, anche il più fantasioso degli scrittori potrebbe solo ammettere che la realtà sta superando l’immaginazione".
Sta di fatto che, si parli di dottrina, magistero, pastorale, politica ecclesiale, predicazione o di qualunque altro aspetto della vita della Chiesa, la parola che per prima viene alle labbra per descrivere il quadro è proprio confusione.
 
Tratto da ALDO MARIA VALLI

mercoledì 22 febbraio 2017

Ecumenismo: un pò di chiarezza

Eresie e scismi hanno ferito la Chiesa sin dal suo sorgere. Pertanto una prima risposta ci giunge dagli albori dei primi secoli (Giustino, Ireneo): la regula fidei, ovvero la “forma cattolica e apostolica della fede”: l’unità è il frutto della verità della fede espressa e professata nella sua integralità: nella sua forma cattolica.
 
Questo principio apostolico e patristico è alla base dello stesso Decreto sull’ecumenismo del Vaticano II, 'Unitatis redintegratio'(QUI IL TESTO INTERO) dove sono contenuti i principi cattolici dell’Ecumenismo. Pertanto un autentico ecumenismo attraverso un dialogo nella verità e nella carità mira al ristabilimento pieno dell’unità.
 
Una unità che è già data nella forma cattolica della fede, ferita, e offuscata dalle divisioni, e verso cui “spingono” gli stessi elementi di grazia e di santificazione presenti in vario grado nelle diverse chiese o comunità cristiane separate (cf. Decreto sull’Ecumenismo del Vaticano II Unitatis Redintegratio nn. 1,2 3,4; CCC nn. 818,819).
 
Ma vi sono tendenze teologiche ecumeniche ambigue e devianti dai fondamenti cattolici. Uno per tutti un certo ecumenismo detto della “complementarietà”! Di cosa si tratta?
 
In sintesi: un itinerario comune per tutte le confessioni, che orienta i cristiani verso il traguardo della comunione ecclesiale intesa come una unità nella diversità riconciliata.
 
Il problema è che questa “unità” non si dà più nella forma cattolica dell’unica Chiesa ma si deve ancora raggiungere.
 
(...)L’espressione “unità nella diversità riconciliata” è così spiegata da san Giovanni Paolo II nell’Enciclica Ut unum sint: «l’unità è la piena unità nella Fede; mentre le diversità sono le diverse tradizioni liturgiche, spirituali e disciplinari proprie delle singole Chiese; diversità legittime, che non si oppongono all’unità [di Fede] della Chiesa» (Ut unum sint, n° 54).
 
L’ecumenismo complementare invece ritiene conciliabile ciò che è in palese contrasto con la dottrina della fede cattolica; una sorta di conciliazione degli opposti!
 
(...)Secondo questa “via”, l’unione nella Verità sarà raggiunta se da una parte i Cattolici e dall’altra poniamo i Luterani, si sforzeranno di penetrare profondamente nelle loro Verità fino a vedere la propria Tradizione in uno nuova luce.
 
Allora, dove prima avevano visto una contraddizione (tra le due Tradizioni ossia tra le due Verità) potranno vedere una posizione complementare. Ora non si comprende come “penetrando profondamente” in due “verità tra loro contraddittorie”, sia possibile giungere a vederle “in una nuova luce”, vale a dire come verità “complementari” l’una all’altra.
 
Una vera e propria sfida alla semplice logica aristotelica: non si può ritenere complementare ciò che è in palese contraddizione! E ancor più non possono esserci due verità!
 
(Don Matteo De Meo, parroco, teologo ed esorcista della diocesi di San Severo in provincia di Foggia.)
 
Tratto da QUI

martedì 21 febbraio 2017

Il caos dopo 'Amoris Laetitia'

 
Sono trascorsi ormai due anni dall'apertura del sinodo sulla famiglia che è culminato con la pubblicazione dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” e, da due anni a questa parte, nella Chiesa emergono le interpretazioni più svariate e diverse circa la dottrina legata al matrimonio e all'Eucarestia, che dopo la pubblicazione del suddetto documento papale,  hanno portato il disorientamento a livelli preoccupanti. Per questo motivo i cardinali Caffarra, Burke, Brandmüller e Meisner, scrivendo una lettera al Papa -i 'DUBIA'- che affrontano sia la tanto discussa questione della comunione ai divorziati risposati, sia soprattutto il valore delle norme morali che riguardano la concezione della vita cristiana, hanno richiesto il suo chiaro intervento al fine di dare una risposta definitiva, non ambigua e valida per tutti, un chiarimento in modo da porre fine a questa confusione crescente e dilagante che sta di fatto guidando i fedeli cattolici nell’errore ed alimentando le divisioni nella Chiesa.
Il loro è un atto di preoccupazione e sollecitudine pastorale e di carità in quanto sono in pericolo i principi morali immutabili ed i sacramenti del battesimo, dell'Eucarestia, del matrimonio e della confessione. In fondo si tratta di una questione di verità essenziale alla salvezza delle anime, di demolizione dell'intero edificio della morale cattolica e delle certezze di norme morali assolute.
Inoltre preoccupa anche il fatto che la mancanza di verità stia producendo lacerazioni enormi nel clero stesso, tra vescovi e sacerdoti: una 'divisione tremenda' la chiama il card. Burke.  Il teologo monsignor Antonio Livi, in un'intervista spiega che è in atto un tremendo “disorientamento pastorale”.
Questo disorientamento consiste nella sensazione che l’episcopato sia irrimediabilmente diviso sulle questioni più importanti riguardanti il dogma e la morale della Chiesa ed anche sull’autorità del Papa. La triste conseguenza è che i fedeli non si sentono più guidati in modo fermo e unanime nella loro vita di fede. La causa di tutto ciò è in particolare il capitolo ottavo dell'esortazione scritto con ambiguità e l’ambiguità è inaccettabile in un documento che pretende di essere magistero ecclesiastico.
 
I DUBIA  interpellano il Papa a dire chiaramente:
1) che la sua dottrina si discosta dalla Tradizione della Chiesa (cosa che implicherebbe l’accusa di eresia e la perdita di ogni autorità magisteriale)
2) oppure a dare di quel suo documento un’interpretazione chiara e corretta (conforme cioè alla Tradizione dogmatica e morale della Chiesa).
 
Questo perché, come dice mons. Livi:  'I problemi sono la fedeltà alla Tradizione della Chiesa in materie davvero fondamentali, come sono i sacramenti della Nuova Legge: il Battesimo, il Matrimonio, la Penitenza, l’Eucaristia. L’esortazione di papa Francesco sembra voler contraddire nella prassi quello che nella dottrina viene confermato; e ciò è possibile perché il Papa parla della dottrina come di qualcosa di statico e di formalistico che, all’atto pratico, deve essere messo da parte. Il documento tradisce una mentalità erroneamente “pastorale”, che in realtà è la sudditanza psicologica alla falsa teologia del progressismo storicistico, per cui la Chiesa dovrebbe cambiare la verità rivelata da Dio per assecondare le presunte esigenze del cosiddetto “mondo moderno” (che non esiste: è un’invenzione dei sociologi)'. 
L'intera intervista la potrete trovare su LaNuovaBQ
 
Il Santo Padre pare non voglia rispondere ai quattro cardinali. Il suo silenzio però non è stato inoperoso perché, rivolgendosi indirettamente ai quattro cardinali, ha più volte ribadito, in vari discorsi, che è tutto chiaro e non c'è nulla da aggiungere. Un atteggiamento che continua ad alimentare confusione e disorientamento.    
 

giovedì 16 febbraio 2017

Conoscete Mary Wagner?

Mary Wagner sembra una Giovanna d'Arco dei nostri giorni, senza armatura, nè scudo né spada eccetto la corona del Santo Rosario. E' un'eroina! Una indomita lottatrice! Una che non si arrende!
Proviene da una famiglia numerosa che oltre ad avere sette figli ne ha adottati altri cinque. Ha studiato letteratura inglese e francese all’Università di Victoria (Canada). Nel 1993 si trovava a Denver, per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù dove avvenne la conversione ed ebbe chiara la sua missione nel mondo, dopo aver sentito l'appello del Santo Padre Giovanni Paolo II ad essere come i primi apostoli per le strade ed i luoghi pubblici e portare il messaggio della vita.
Nel 1999 aveva conosciuto una ragazza di 16 anni che chiedeva l’elemosina sui gradini della Cattedrale. Seppe che era incinta e che di lì a poco avrebbe abortito. Mary riuscì a sapere il giorno e l'ora dell’intervento e quel giorno in clinica si presentò anche lei. Tentò l’impossibile per evitare quell’aborto, ma fu portata in galera, perché in Canada una legge vieta di parlare con le donne che devono abortire per non influenzarle e convincerle a non farlo. Così si ritrova per la prima volta ad essere arrestata e da allora, da 18 anni a questa parte, conduce coraggiosamente la sua missione a favore della vita, recandosi nelle cliniche abortive, parlando e pregando con le donne in attesa, donando loro la medaglia della Madonna miracolosa, un biglietto con le indicazioni per ottenere aiuti di qualsiasi tipo durante la gravidanza, infine offre una rosa rossa o bianca, simbolo dei bambini abortiti. Tutto questo nonostante il divieto ricevuto dal giudice di non superare i 100 metri dalle cliniche abortive. 
Il 12 dicembre scorso Mary è stata arrestata di nuovo e portata in carcere. Per la decima volta! La nona volta aveva trascorso sette mesi in galera ed era stata rilasciata il 25 luglio 2016. Sommati i giorni da lei trascorsi in cella superano ormai i quattro anni.
 

Viene processata ed incarcerata sempre per lo stesso motivo, sempre con la stessa accusa. E lei rimane in silenzio, né desidera un legale che possa difenderla. Come sempre. In uno dei vari dibattimenti si è sentita dire da un giudice: «Tu sei sbagliata ed il tuo Dio è sbagliato».
E lei rimane in silenzio ed impassibile a testimoniare un sistema giudiziario iniquo che toglie la libertà di parola e la possibilità di testimoniare la propria fede ai suoi cittadini.
Il carcere per lei è diventato il luogo del suo apostolato, un'occasione per pregare e parlare di Gesù e del dono prezioso della vita e portare col soffio della fede la speranza di una vita rinnovata.  
 

venerdì 10 febbraio 2017

L'inverno di Catherine Simpson

 
Catherine Simpson è un'illustratrice autodidatta nonché autrice  contemporanea di libri per bambini, nata a London (Ontario - Canada). Il suo mondo pittorico è quello dei bambini attraverso i quali cerca di cogliere l'aspetto più gioioso e sereno della vita. I suoi lavori sono esposti in gallerie e fanno parte di collezioni private soprattutto in Canada e Stati Uniti.
E' conosciuta per aver creato una serie di dipinti intitolati "Forever Young". "Cerco di catturare -scrive Catherine- quei ricordi particolari dell'infanzia che tutti abbiamo in comune. Mi auguro con le mie storie di rievocare, per voi, per la vostra famiglia, per i vostri figli, almeno uno di quei giorni sereni particolarmente caro. Riscoprire un tempo felice della nostra vita ci aiuta ad illuminare anche i giorni futuri e a ricordarci di permettere al nostro cuore di restare eternamente giovane. Nella soffitta della nostra memoria sono gelosamente custoditi ricordi che aspettano solo di essere risvegliati. E' quello che cerco di fare con il mio lavoro".

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


giovedì 9 febbraio 2017

Preghiamo per i terremotati

Nel pomeriggio di sabato 28 gennaio si è tenuta a Norcia, intorno alle mura cittadine, la processione penitenziale presieduta dall’Arcivescovo Renato Boccardo con l’immagine miracolosa della Madonna Addolorata estratta dalle macerie dal terremoto. 
È stato il secondo momento, dopo la giornata di digiuno di venerdì 27 gennaio, volute da mons. Boccardo per chiedere a Dio, creatore dell’universo, di porre fine alle forze della natura, in particolare al sisma che ha sconvolto l’Italia centrale, tra cui la Valnerina patria di S. Benedetto e di Santa Rita. 
A Norcia la devozione all’Addolorata è molto sentita: nella prima metà del 1700 don Mattia Amadio, parroco di Mucciafora, predicava nei vari centri della Valnerina e portava con sé questa immagine. 
Nel 1735 avvenne un fatto prodigioso: il parroco si trovava a Norcia per una missione e dal volto della Madonna uscirono lacrime color argento, come attestano i registri d’archivio. Purtroppo il santuario che fin d'ora ha custodito la bella immagine è crollato in seguito alle scosse del terremoto del 30 ottobre, mentre il quadro della Madonna è stato preservato in quanto la sera prima il parroco don Marco Rufini, sentito l’Arcivescovo, autorizzava i Vigili del Fuoco a prelevarlo in considerazione delle precarie condizioni della chiesa dopo le scosse del 26 ottobre.
 
Alla fine della processione il vescovo ha recitato questa preghiera: 
 
PREGHIERA ALLA VERGINE ADDOLORATA
 
Vergine Santissima, Madre di misericordia, a te si leva il nostro sguardo.
Davanti a questa tua dolce immagine hanno pregato le generazioni dei padri. Oggi, grati per la fede che ci fu trasmessa e donata, anche noi sostiamo in preghiera davanti a te. A te, Addolorata presso la croce di Gesù,ancora una volta affidiamo il nostro popolo: consola la sua tristezza, conforta la sua sofferenza, sostieni la sua speranza, nulla e nessuno sfugga al tuo amore. 
Nel tuo cuore materno deponiamo le tristezze e le angosce, le gioie e le speranze della gente della Valnerina provata dal terremoto: ottieni per tutti giorni di sicurezza e di pace, guarisci le ferite del corpo e dell’anima, dona unità e concordia alle famiglie e ai paesi, rendi solleciti e determinati quanti sono responsabili della ricostruzione, aiutaci ad impegnare le mani e il cuore per far rifiorire la nostra terra. 
Tu, vanto del popolo nostro, cammina con noi e non ti stancare di rivolgere a noi i tuoi occhi misericordiosi; la tua intercessione ci renda degni di contemplare un giorno il tuo Figlio Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen
 
Tratto da QUI

 
 
 

mercoledì 8 febbraio 2017

L'inverno di Bryce Cameron Liston

 
Shades of Winter

Bryce Cameron Liston è nato nel 1965 in una piccola città dello Utah (USA). Il suo desiderio di diventare un artista comparve sin da piccolo quando usciva con sua madre e la osservava dipingere il paesaggio dello Utah. Ha frequentato l'Università ma solo per un breve periodo, abbandonando gli studi senza laurearsi: "Ho voluto conoscere il mestiere dell'arte. Volevo imparare a produrre arte, non solo parlarne." Così Bryce si ritrova a lavorare nello studio e fonderia del maestro scultore Edward J. Fraughton. Il tempo trascorso qui gli fornisce una conoscenza completa dell'anatomia umana che lo aiuterà molto nella sua arte.
Bryce Cameron Liston ha una formazione artistica sostanzialmente da autodidatta e questo gli ha permesso di esprimersi con uno stile molto personale ed originale.  
Attualmente vive a Holladay (Utah) con la moglie e tre figlie.
 
A Winters Tale
 
Can Spring be far
 

 
Home before dark
 
Solstice
Through the Woods
 
"L'artista ha dentro di sé il potere di trasmettere l'idea di cosa significhi essere umano."( Bryce Cameron Liston)
 

martedì 7 febbraio 2017

'Amoris Laetitia' e la linea della dottrina cattolica

 
Ottima sintesi del direttore de La Nuova Bussola Quotidiana (QUI il sito)sulla situazione attuale della Chiesa, sul tradimento del magistero di sempre, della morale cristiano-cattolica e delle leggi di Dio compendiate nei dieci Comandamenti. Le 'aperture' dell'Amoris Laetitia in particolare per quanto riguarda la comunione ai cattolici divorziati e risposati o conviventi more uxorio, altro non fanno che relativizzare la Legge di Dio e dissacrare tre sacramenti: l'Eucarestia, il matrimonio e la confessione. Questo documento papale ha gettato nel caos l'intera Chiesa, dove una parte del clero si sente chiamato in causa ad interpretare liberamente ed in modo ampio il pensiero del Papa e ad agire di conseguenza in modo molto permissivo (i vescovi tedeschi hanno pubblicato un documento in cui dettano la linea per una rinnovata pastorale delle nozze e della famiglia alla luce dell’Amoris laetitia, in cui si dichiara che  in certi casi, anche due conviventi more uxorio potrebbero accedere all’eucaristia, così come scritto dal Papa),  mentre un'altra parte, sottoponendo 'Amoris Laetitia' al vaglio del magistero precedente, agisce secondo la legge immutabile della Dottrina della Santa Chiesa. Questo è quello che il Cardinale Prefetto Müller, nell'intervista a La Nuova Bussola Quotidiana (QUI l'intera intervista) si attende ed auspica quando dice: «La 'Amoris Laetitia' va interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa…. Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando 'Amoris Laetitia' secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del Papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica».

venerdì 3 febbraio 2017

Il caos delle migrazioni

Qui di seguito una interessante intervista di Lorenzo Bertocchi a Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio Van Thuan, pubblicata sul quotidiano "La Verità" del 23 dicembre 2016.vanthuanobservatory
 
Dottor Fontana, dobbiamo arrenderci alle migrazioni?
 
Innanzitutto non dobbiamo chiudere gli occhi davanti a certe evidenze: i richiedenti asilo sono una stretta minoranza, la maggioranza dei migranti è costituita non da affamati, ma da persone che nei loro Paesi avevano qualche risorsa; i traffici internazionali sono organizzati e dimostrano una “mente” che li pianifica, la destabilizzazione di intere aree geopolitiche in Africa settentrionale e in Medio Oriente sono state volute da alcune potenze occidentali e certamente non a caso. Quindi accettare le migrazioni come qualcosa di ineluttabile non mi pare corretto.
 
D'accordo, ma rimane il fatto. L'unica soluzione è la società multietnica?
 
Se le attuali migrazioni sono in gran parte pianificate e pilotate, allora bisogna dire che anche la società multietnica ci viene in qualche modo imposta. A farne le spese sono soprattutto due cose molto importanti: una è la realtà delle nazioni con una propria identità culturale che oggi vengono sacrificate a questo globalismo multietnico; la seconda è la religione cattolica, che si è sempre rivolta, oltre che alle persone, ai popoli e alle nazioni, vivificandone la cultura e la civiltà. Chi si oppone alla prima conseguenza viene chiamato populista, chi si oppone alla seconda viene accusato di non avere misericordia.
 

A proposito di misericordia, per i cattolici si moltiplicano gli appelli all'accoglienza...
 
Nel nostro Rapporto annuale l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi indica quattro criteri per affrontare correttamente il problema dal punto di vista della dottrina sociale della Chiesa: a chi è nel bisogno va data assistenza umanitaria (assistere tutti ma non accogliere tutti); c’è un diritto ad emigrare ma non ad immigrare; lo Stato deve disciplinare i flussi migratori difendendo il bene comune della propria nazione, anche in relazione alla conservazione della sua identità culturale; e il fatto che l’Islam richiede una particolare attenzione.
 
Torniamo alla questione della società multiculturale. Secondo molti sarebbe una soluzione di pacificazione, è così?
 
(...) La società multiculturale è la frammentazione dell’Europa. Essa è una convivenza potenzialmente belligerante più che pacifica, e in molti casi ha già dato vita a forme di guerra civile. Così avverrà quando si supereranno certe soglie quantitative, come sta già avvenendo in vari Paesi europei. Nei suoi confronti un potere politico che non crede ormai più a nulla potrà al massimo applicare delle misure di ordine pubblico, ma sempre meno convinte. In certi quartieri metropolitani già ora la polizia non ha più accesso. Circa la mitica società multiculturale ci si fanno troppe illusioni. 
 
Non vorrà dire che la tanto declamata laicità si risolve in uno Stato di polizia?
 
E' il frutto amaro della nostra realtà occidentale, per cui importiamo religioni, culture ed esportiamo relativismo. La laicità viene oggi intesa come una zona pubblica neutra dagli assoluti religiosi, oppure come l’indifferenza alle religioni: o tutte fuori dallo spazio pubblico, come nel caso del giacobinismo alla Hollande in Francia, o tutte dentro come nella marmellata americana. In tutti e due i casi però il potere politico compie un atto di imperio assoluto che assomiglia molto ad una religione di Stato. Sia lo Stato contrario alle religioni sia quello indifferente alle religioni non è correttamente laico. Lo Stato deve distinguere tra le religioni con il criterio dell’umanesimo nato anche grazie al cristianesimo e difendere questi valori non solo perché appartengono alla propria storia ma anche perché sono veri e utili per la convivenza sociale.  
 
E la libertà religiosa?
 
Prima di tutto non è un diritto assoluto. Per esempio uno Stato che voglia il bene comune non può concedere spazio pubblico a religioni che non rispettino la dignità della persona umana e le regole minime della legge morale naturale, che prevedano mutilazioni fisiche, per esempio, oppure la poligamia, o una legge parallela che non rispetti i diritti umani, o che pretendano istituire forme di potere teocratico. Da questo punto di vista l’Islam presenta caratteristiche di particolari difficoltà.
 

Quindi l'integrazione è un mito?
 
L’integrazione è molto difficile e in alcuni casi impossibile. L’occidente, e l’Europa in particolare, pensa che ad entrare dentro i suoi confini siano solo singole persone, ed invece importa popoli, culture e religioni. Importa altre civiltà e non sa chiedersi se siano compatibili con la propria, nata dal cristianesimo,  perché non sa esportare che relativismo. L’Europa non è più in grado nemmeno di vedere se una religione contiene delle prassi che contrastano con la legge morale naturale, come per esempio col principio di uguaglianza tra uomo e donna. Il potere politico deve essere interessato alla verità (e alla falsità) delle religioni, perché ci sono anche religioni disumane o con tratti disumani. L’insegnamento di Benedetto XVI su questo punto è stato molto importante, ma non ha trovato molti interlocutori.
 
Qual è la vostra ricetta per evitare che le migrazioni diventino “migrazioni del caos”?
 
I governi occidentali dovrebbero selezionare gli ingressi tenendo conto della specificità delle culture di origine ed anche delle religioni che possono essere più o meno compatibili con una reale integrazione. Dovrebbero fare delle politiche di sviluppo demografico e di sostegno alla famiglia per evitare il “sorpasso” degli immigrati sugli autoctoni. Dovrebbero colpire le reti di trafficanti e boicottare operazioni militari destabilizzanti aree nevralgiche anziché collaborarvi. Dovrebbero pretendere pariteticità dagli Stati islamici, difendere i cristiani perseguitati in questi Paesi, colpire anche militarmente i califfati insanguinati, e avere chiaramente in testa una rosa di valori da pretendere che gli immigrati condividano.
 
Lorenzo Bertocchi
(La Verità del 24 dicembre 2016)

 

giovedì 2 febbraio 2017

Europa: suicidio di civiltà

 

Nel suo ultimo articolo su 'Le Figaro', Mathieu Bock-Côté prende di mira “la trasformazione del cattolicesimo in utopia multiculturale”. Lo fa partendo dal nuovo libro di Laurent Dandrieu, “Église et immigration. Le grand malaise”, in cui il giornalista francese non esita a parlare di “suicidio di civiltà” causato anche dall’atteggiamento di tanti ambienti cattolici.
 
Fatto salvo il “dovere di ospitalità e assistenza alle persone in difficoltà”, Bock-Côté spiega che un conto è accogliere un rifugiato, altra cosa accogliere milioni di migranti, “come è il caso oggi con la massiccia immigrazione nel continente europeo”. Non si può assimilare la figura del migrante a quella dei rifugiati in difficoltà, in fuga dalle guerre e dalla fame. Inoltre, una nazione ha il diritto di difendere i suoi confini?
 
“La chiesa cattolica e Papa Francesco vedono nelle grandi migrazioni un impeto a formare una nuova umanità, unita alla fine, come se la divisione del mondo in nazioni e civiltà fosse un divario storico che è finalmente possibile superare. L’umanità può ancora sperimentare la sua unità: la città cosmopolita sarebbe una redenzione“.
Ma una nazione non è solo una costruzione giuridica, è anche una realtà storica e culturale, con una propria personalità.
E tuttavia “il patriottismo diventa rapidamente un peccato, quando affermato dagli europei. Ma la chiesa non è l’unica colpevole: c’è la naturale tendenza della modernità a condannare e a non comprendere le specificità storiche”.
Bock-Côté afferma che esiste “uno strano discorso sulla religione che domina la mente pubblica e ci spingerebbe a credere che le religioni siano intercambiabili. Per essere assolutamente universale, il cattolicesimo ha forse dimenticato l’intimo e insostituibile legame con la civiltà europea? Non vi è motivo di temere la scristianizzazione dell’Europa. Ma si può anche temere la de-europeizzazione del cristianesimo. Papa Francesco non sembra troppo interessato a tenere in vita la civiltà europea. Assolutizzare l’altro e dimenticare se stessi non è un segno di grandezza morale, ma di stupidità politica. Coloro che vorrebbero evangelizzare di nuovo l’Europa dovrebbero vedere nel cattolicesimo un punto di partenza ispiratore, non un marchio vergognoso“.
 
Mathieu Bock-Côté è uno dei filosofi canadesi di maggior successo. Il suo lavoro si concentra sul multiculturalismo, le mutazioni della democrazia contemporanea e la questione nazionale nel Quebec.
Il suo ultimo libro 'Le multiculturalisme comme religion politique', 'Il multiculturalismo come religione politica', è stato appena pubblicato dalle Editions du Cerf.
 
Tratto da QUI

mercoledì 1 febbraio 2017

L'inverno di Robert Duncan /2

 
 
 
 
 
 
 
 
 
QUI 
la prima parte  
 
 
 

L'inverno di Robert Duncan

Robert Duncan è nato a Salt Lake City (Stati Uniti d'America) nel 1952 ed è cresciuto in una grande famiglia di dieci figli.  Da bambino trascorreva l'estate in Wyoming aiutando i nonni nel loro ranch. Qui, circondato da un bellissimo paesaggio, si innamora dello stile di vita rurale. Dotato di grande talento, ha iniziato a disegnare all'età di cinque anni, e quando ne aveva undici, sua nonna gli regala il primo set di colori e tre lezioni di pittura ad olio. Ha studiato arte all'Università dello Utah. Robert Duncan ha viaggiato molto durante la sua carriera per visitare musei e studiare i grandi artisti che ammira: Russia, Scandinavia, Europa, Canada. Robert e sua moglie Linda, insieme ai sei figli e ad un vivace assortimento di animali, vivono nel piccolo comune di Midway, nel nord dello Utah (USA).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La seconda parte  QUI