La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





post recenti

mercoledì 21 febbraio 2018

Non voglio avere la sapienza del mondo

O Gesù! Non voglio avere la sapienza del mondo; non voglio conoscere come vengono forgiati i fiocchi di neve o dove si nascondono le tenebre o dove si trova il grembo da cui nascono i ghiacci; non voglio sapere perché l’oro cade pesantemente in terra, mentre il fuoco si eleva leggero al cielo; non mi interessano né la letteratura né la scienza, non m’importa conoscere le quattro dimensioni dell’universo in cui viviamo; non voglio sapere quanti anni luce misura l’universo, non voglio conoscere l’ampiezza della danza che compie la terra attorno al carro solare; nemmeno la distanza delle stelle, quelle piccole, nivee candele notturne; non intendo sapere quanto sia profondo il mare, né conoscere i segreti dei suoi abissi. Voglio ignorare tutto questo pur di conoscere la lunghezza, l’ampiezza, l’altezza e la profondità dell’amore del nostro Salvatore e Redentore, morto sulla croce. Voglio essere ignorante di tutto quello che riguarda il mondo, pur di conoscere te, Gesù. Allora, per un oltremodo strano paradosso, possederò la vera sapienza!

"LE ULTIME SETTE PAROLE-MEDITAZIONI PER LA QUARESIMA"
 di Mons. Fulton Sheen
 


 
 

 

mercoledì 7 febbraio 2018

Chi è Silvana De Mari?

 
Un medico plurispecialista dall'appassionata immaginazione!!!
E cosa può fare un medico plurispecialista dall'appassionata immaginazione?
 Scrivere libri, elementare Watson!

I suoi libri, del genere Epico, però di ovvio non hanno assolutamente nulla. La De Mari, con una scrittura avvincente ed originale, spesso arricchita da un piacevole senso dell'umorismo (che ha preso in prestito da Guareschi, come lei stessa mi ha riferito nell'intervista), ha arricchito questo genere letterario di una caratteristica nuova. I suoi racconti descrivono un mondo dove si combatte contro il male, l'ingiustizia, il dolore degli innocenti, ma in questo mondo, a tratti atroce, la malvagità può nascondersi nel tratto quotidiano, a volte banale, nel cuore meno incline al male, in un volto anonimo.
 
Le sue storie, anche quelle più sanguinose e cupe, dove pare dominino in assoluto il male e la morte, sono stemperate dalla cura per i grandi valori come la speranza, l'amicizia, l'amore, la tenerezza, l'attenzione alla vita, ai bambini non nati, agli ammalati; valori che possono diventare: esperienza gratificante, marchio indelebile che rende l'uomo umano e simile a Dio, segno dell'invincibile positività della vita vissuta alla presenza del Bene, del Vero, del Bello, banco di prova per fortificare gli animi, per non arrendersi al Male e pegno di eterna felicità. Gli eroi della dottoressa Silana De Mari, che esistono in ogni storia epica di tutto rispetto, ci insegnano ad avere coraggio, a non perdere mai la speranza, a guardare, a viso aperto il Male per poterlo combattere da creature libere e dal cuore grande e generoso, per il bene di tutti.
 
"La dottoressa Silvana De Mari ci dice che il Male è ben presente nel mondo e nella storia; incombe su di noi, corrompe i nostri cuori, rovescia i troni, cancella le dinastie; si diverte in particolare ad infierire sui piccoli e sugli innocenti. Tuttavia il Male non ha l'ultima parola. Deve essere fermato. Bisogna combattere coraggiosamente contro di esso." (Paolo Gulisano)
 
https://www.silvanademari.it/
 
Silvana De Mari, come i suoi eroi, sta combattendo la sua personale battaglia all'avanzare del Male odierno (che vuole l'uomo contemporaneo asservito ai demoni della più cieca viltà che impedisce di alzare lo sguardo verso il cielo) e lo sta facendo con determinazione, coraggio e vivida consapevolezza perché sa che il rispetto per la vita umana passa sempre attraverso la legge naturale inscritta nel cuore degli uomini e che obbedisce all'unica e certa verità capace di interporsi tra l'uomo e la menzogna, salvarlo dal fango del Male e renderlo veramente libero. Libero, soprattutto di rifiutare il Male con le sue schiavitù e di scegliere il Bene sempre e comunque. Da tempo ella infatti è bersaglio di duri ed ingiusti attacchi personali a causa delle sue idee politicamente "scorrette", in particolare su aborto, eutanasia, gender, omosessualità, ma come il suo eroe preferito Arduin, ha scelto, di guardare in alto (e credetemi i suoi incantevoli occhi di cielo, dallo sguardo acuto, penetrante ma anche tanto soavi, ne sono la prova inconfutabile!) ha rifiutato di conformarsi al Male, l'unica via percorribile per restare umana, quella del Bene.
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Chi fosse interessato a conoscere le sue battaglie ecco QUI una serie interessante di articoli su temi scottanti ed attuali.

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"Le fiabe nascono da sole, nessuno sa dove, corali e anonime; si evolvono a pezzi e a bocconi, viaggiano attraverso i secoli e attraverso i luoghi, subendo tutte le modifiche possibili, ma restando sempre uguali a se stesse. Le fiabe hanno protagonisti fantastici e magici e non devono superare lo spazio di un pomeriggio passato accanto al fuoco e, soprattutto, quello di una sera, perché il loro compito principale è riempire il "prima di andare a letto", così che il bambino possa scivolare nel sonno, cullato dalla voce dell'adulto, senza che i mostri che vivono dentro al buio possano disturbarlo." (Silvana De Mari)
Testo tratto da QUI

 
  






giovedì 25 gennaio 2018

Silvana De Mari: una chiacchierata al profumo di tè



Da un'autrice che ama gli scrittori inglesi Tolkien e Lewis cosa mi sarei dovuta aspettare se non un'intervista fatta davanti ad un'ottima tazza di tè e per giunta affumicato? Come voi sapete io amo molto il tè, non di meno leggere i libri di Tolkien e Lewis (ed anche quelli della nostra scrittrice, ovviamente!), che di tè se ne intendevano, sapete anche che mi piace molto leggere il genere epico, fantasy come dicono Oltreoceano, dunque la piacevolissima chiacchierata, pensata apposta per voi, per farvi conoscere una scrittrice famosa, del genere epico appunto, mi ha suscitato emozione ed un profondo senso di stima e di gratitudine. Ringrazio Silvana De Mari che mi onora della sua amicizia e che mi ha dato la possibilità di poter condividere con voi, cari lettori, un momento intenso e davvero speciale. Così, sprofondata in una comoda poltrona di pelle scura, in una accogliente e raccolta stanza che sa di famiglia e di condivisione e dove domina una fornitissima libreria, avvolta dal profumo penetrante e dal sapore robusto del tè affumicato, impressionata dalla bellezza della casa immersa nella quiete della collina, ancora avviluppata nel gelo dell'inverno, con una serie di semplici domande, inizia la nostra conversazione:
 
1- Domanda:
Silvana, la cosa che sempre mi incuriosisce sapere di uno scrittore o di un artista in genere è come nasce, come si forma e perché inizia a scrivere.
 
Risposta:
Il mio desiderio di scrivere è nato quando ero bambina, a causa dei trasferimenti per il lavoro di mio padre, ogni due tre anni cambiavo città, quindi ero sempre sola, ero sempre senza amici, non conoscevo nessuno ed i libri invece erano degli amici che erano sempre presenti, quindi in quel periodo ho cominciato a sognare anch'io di essere un raccontatore di storie.
 
2- Domanda:
Le tue storie ed i tuoi personaggi invece come prendono forma?
 
Risposta:
In genere mi vengono sempre in mente nel momento in cui sto leggendo o studiando di storia, io sono un appassionato di storia, in particolare di storia del XX secolo e mentre leggo mi viene in mente la possibilità di trasportare le stesse linee di quello che sto leggendo in un'ambientazione fantastica, così da poterne parlare ma restando su un piano di leggerezza.
 
3- Domanda:
Le tue storie nascono dalle tue letture, ma ti ispirano anche i fatti della vita quotidiana?
 
Risposta:
Anche cose di vita quotidiana, su questo c'è il grosso vantaggio di essere medico, per cui persone vengono a raccontarmi la loro storia.
 
4- Domanda:
Sei credente, anche se da non molto tempo, quanto incide adesso la fede nei tuoi racconti e nei tuoi personaggi?
 
Risposta:
Incide molto! Adesso ho una fede manifesta, io sono stata atea dell'età di 11 anni all'età di 50 anni, più o meno, poi c'è stato un rientro molto lento e progressivo, ma credo che incida in quello che possiamo definire, mettendolo tra virgolette, il 'lieto fine', dico mettendolo tra virgolette perché a volte un personaggio molto importante, un personaggio amato, addirittura il personaggio principale muore, ma muore comunque nella luce, con una morte che ha un senso, con una morte che spalanca l'ingresso al bene nella storia, che spalanca lui l'ingresso nell'eternità. 
 
5- Domanda:
Quindi i tuoi personaggi vogliono consegnare un messaggio a tutti coloro che ti leggono? 
 
Risposta:
Certo, questa era l'idea! Il messaggio è soprattutto quello del valore della vita ma anche il messaggio del valore della morte.
 
6- Domanda:
Prima della tua conversione ciò che raccontavi poteva rappresentare per te un rifugio, un sognare ad occhi aperti la vita di stabilità che non avevi, visto che viaggiavi molto? Cosa desideravi trasmettere?
 
Risposta:
No, ho sempre voluto trasmettere lo stesso messaggio, quindi credo che fosse una specie di fede inconscia ma che cominciava a saltar fuori. Il mio libro più ferocemente e sicuramente anticlericale ed anti ecclesiale è 'Il cavaliere, la stella, la morte e il diavolo' che raccoglie i miei vecchi racconti, chi l'ha letto si renderà conto che c'è proprio la tipica rappresentazione, l'inquisizione ecc...., ma anche lì, c'è un racconto 'L'ultimo esame' di un padre disperato per la morte del figlio e questo racconto è stato inserito in una tesi di laurea in teologia sulla presenza in letteratura dello Spirito Santo che entra nella storia. Affianco ad autori molto alti, era stato messo anche questo racconto di questo padre disperato, un uomo ateo che, ad un certo punto, addirittura in questa sua disperazione bestemmia, ma che alla fine del racconto dice la frase: "Prima o poi riuscirò a ringraziare Dio di avermi dato Stefano".
 
7- Domanda:
Quale dei tuoi personaggi pensi ti assomigli di più o ti piace di più rispetto ad altri?
 
Risposta:
Il personaggio che mi assomiglia è Rosalba, di lei io non ho evidentemente la sua fisicità, lei è un'atleta, almeno nella prima parte della sua vita, io ho i suoi stessi scatti di collera, che qualche volta mi portano anche ad essere ingiusta. Il personaggio che ho amato di più invece è sempre stato Rankstrail, ma adesso è stato sostituito da Arduin. Arduin è l'Orco che combatte per gli uomini, contrariamente a Rankstrail che un'etica ce l'ha, perché gliel'han data sua madre e l'uomo che gli ha fatto da padre, Arduin anche l'etica se la deve costruire da zero.
 
8- Domanda:
La tua fede ritrovata, che però custodivi dentro di te, nel tuo cuore seppur inconsapevolmente, pensi ti abbia dato qualcosa di più, uno stimolo in più per scrivere le tue storie, confrontandoti con l'esempio di altri scrittori cattolici?
 
Risposta:
Sicuramente! Con Tolkien col 'Signore degli Anelli', anche con 'Le cronache di Narnia' di Lewis, anche lui ex-ateo che racconta la sua conversione in un libro dal titolo bellissimo 'Sorpreso dalla gioia'.
Penso che sia fondamentale, in maniera da avere chiare le idee, che la vita non è un ammasso casuale di atomi, dove un dolore inutile si rincorre con la disperazione, ma che tutto avvenga all'interno di una creazione. Una creazione dove è stata data la libertà di fare il male, quindi esiste il male ed esiste il dolore, perché se il male ed il dolore non esistessero non potrebbe esistere la libertà, ma è tutto all'interno di uno sguardo e dove la morte quindi non è la fine ma è il passaggio all'eternità.

9- Domanda:
Parlando di libri che autori preferisci leggere e che ti possano essere utili come fonte d'ispirazione?
 
Risposta:
Ovviamente Tolkien, Dante, Manzoni, mi rendo conto che sono tutti cattolici, molto anche Guareschi da cui ho preso l'ironia e Chesterton.

10- Domanda (Questa più che una domanda è un piccolo vezzo di donna curiosa, perdonatemelo!):
La tua famiglia ti supporta nel tuo lavoro?
 
Risposta:
La mia famiglia mi sopporta e questo vuol dire supportarmi!

11- Domanda:
Siamo alla fine della nostra chiacchierata, desideri aggiungere qualcosa?
 
Risposta:
Sono usciti due libri 'Arduin il rinnegato' che è un libro molto bello, ma che sconsiglio al di sotto dei 13 anni perché è estremamente violento; invece una storia più mite e graziosa che è 'La nuova dinastia', ma sono ambedue storie di formazione di due persone che devono combattere oltretutto soli contro tutti, combattere contro la propria gente pur di fare il bene, quindi ci sono delle linee di similitudine e sono due libri che amo molto.

12- Domanda (Questa più che una domanda è una richiesta):
Un messaggio per i lettori del mio blog?
 
Risposta:
Non abbiate paura perché siamo sotto lo sguardo di Dio!
 
 

 

 

 

 


 
 

martedì 23 gennaio 2018

Banalizzazione del Sacramento del Matrimonio

L’ultima tappa del viaggio apostolico in Cile del Papa sarà ricordata per sempre, perché per la prima volta nella storia un matrimonio è stato celebrato in volo, o si potrebbe anche dire al volo, da un Papa. Sull’aereo che trasportava Francesco dalla capitale Santiago a Iquique, capitale della regione Tarapacà, nel nord del Paese, il Papa ha unito in matrimonio Carlos Ciuffardi, 41 anni, e Paula Podest Ruiz, 39 anni, rispettivamente steward e hostess della compagnia aerea Latam.
 
Sposati civilmente da più di dieci anni, i due dovevano sposarsi in chiesa nel 2010, ma la loro parrocchia è stata distrutta dal terremoto e quindi hanno rimandato. Carlos e Paula hanno due figli e probabilmente in questi otto anni non hanno trovato nessuna altra occasione per unirsi in matrimonio davanti a un altare, così quando il Papa gli si è avvicinato per la foto di rito gli hanno chiesto una benedizione. Francesco gli ha domandato se erano sposati e loro hanno risposto che lo erano solo civilmente.
«E allora», ha raccontato il neosposo, «lui ci ha chiesto: ‘Volete che io vi sposi ? Siete sicuri ?’». Noi gli abbiamo risposto subito di sì. Poi lui ci ha detto che c’era bisogno di un testimone. Allora sono andato subito a cercarlo. Così è iniziata una piccola cerimonia lì sul posto, ci siamo presi la mano. Il Papa ci ha poi chiesto se c’era amore nel nostro matrimonio, se volevamo continuare così per tutta la vita. Gli abbiamo detto di sì, era quello che volevamo. Dieci anni fa ci siamo conosciuti proprio sopra un aereo. E ancora oggi è la nostra vita”. Lorenzo Bertocchi
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"Purtroppo la prima impressione è che il sacramento del matrimonio non sia una cosa da prendere troppo sul serio, dove il sentimento è decisamente prevalente rispetto alla ragione, dove gli uomini sono molto più protagonisti di Dio.
 
Non molto diverso francamente dai matrimoni express che nell’immaginario collettivo si celebrano a Las Vegas. E legato a questo c’è la percezione che le norme ecclesiastiche per la celebrazione dei matrimoni siano un orpello inutile, un ostacolo alla possibilità per tutti di sposarsi con rito religioso.
 
Non c’era infatti nessuno stato di necessità che giustificasse la dispensa dallo sposarsi in chiesa, all’interno della Messa, dopo una adeguata preparazione, dopo le pubblicazioni e dopo aver presentato una serie di documenti che, fastidiosi che siano, dovrebbero essere a tutela della libertà dei futuri coniugi.
Se dunque il Papa fa vedere al mondo che tutte queste cose sono superflue, su quale base un parroco può pretendere tutti i passaggi di cui sopra da coppie che chiedono di sposarsi?" Riccardo Cascioli
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Il card. Sepe in veste di cameriere
nella Cattedrale di Napoli
Un matrimonio 'celebrato' tra superficialità e bugie!
Una tremenda banalizzazione, all'insegna del soggettivismo e sull'onda emotiva, cui il Papa non dovrebbe mai e poi mai accondiscendere! Un vergognoso teatrino! Una vergogna infinita! Vi leggo il disprezzo delle norme e delle regole stabilite dalla Santa Madre Chiesa, per onorare la dignità del sacramento del matrimonio voluto dal Signore. Un'altra ferita al Sacro Cuore di Gesù! Se in una chiesa si possono organizzare pranzi, come si fosse in una bettola, perché non si può 'celebrare' un matrimonio su di un aereo? Ogni luogo diventa idoneo a tutto, nella Chiesa Cattolica 3.0, ove domina la 'teologia della secolarizzazione', non c'è più posto per la distinzione fra luogo sacro e luogo profano, fra lo spazio sacro di Dio, e quello dell'uomo, non si ritiene necessario distinguere l'azione sacra del culto a Dio, da quella profana per l'uomo......
Chiesa in Germania
Credo però in modo conforme alla teologia di T. De Chardin, che vuole tutta l'umanità in cammino verso un unico punto di aggregazione, il Cristo 'cosmico': dunque quale luogo (oggi si chiama location!) più suggestivo e mistico dell'alta quota, per suggellare il sacramento dell'amore? Ma andrebbe anche bene in mare, sopra, sotto, nei fondali marini più bui, in mezzo ad una foresta, sulla spiaggia, sull'Everest, sulla statua della Libertà, sulla torre Eiffel, basta volerlo, basta che c'è l'amore! Questa parola mi ricorda qualcosa.........forse l'obamiano 'love is love'?
 
Signore pietà!
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Ecco cosa dice il Decreto Generale sul matrimonio canonico:
 
“6. La celebrazione del matrimonio in oratori o cappelle non riconosciuti come chiese succursali resta proibita, in conformità all’art. 24 del D.G.(Decreto Generale sul matrimonio canonico), salvo giusta causa da sottoporre all’Ordinario. Così pure resta proibita la celebrazione del matrimonio nelle ville o all’aperto, e in genere in quei luoghi dove la celebrazione rivesta il carattere di cerimonia privata ed esclusiva” (Norme per la celebrazione del matrimonio).

venerdì 19 gennaio 2018

Su Hans Küng

Hans Küng
Vittorio Messori:

Sulla scrivania, sotto una piccola foto di Giovanni Paolo II, è aperta la Basel Zeitung, uno dei tanti giornali del mondo che hanno pubblicato l’ultima, furibonda aggressione di Hans Küng  al Papa e ai suoi diretti collaboratori (L'intervista di Vittorio Messori risale a più di trent'anni fa, il Papa in questione era Giovanni Paolo II, il diretto collaboratore era il Prefetto dell'ex Sant'Uffizio l'allora cardinal Ratzinger).
 Iniziando il colloquio, viene spontaneo chiedergli se ha già letto il testo di quel suo collega nato, come lui, nel cantone di Lucerna. Scuote il capo, come rattristato, parla a voce bassa, guardandolo fisso negli occhi:
 
Von Balthasar:
 
“Sono almeno dieci anni che quest’uomo ripete sempre le stesse cose. Il solo fatto nuovo è il crescere del tono polemico. In realtà, sin dai tempi del suo libro ‘Essere cristiani’, Hans Küng non è più cristiano”.
 
Vorrà dire non più cattolico.
 
No, non è più cristiano. Basta leggere i suoi ultimi libri, anche quello recentissimo sulle altre religioni: Küng non è più cristiano. Per lui, Gesù non è altro che un profeta; il problema, dunque, si riduce a una discussione se sia stato o no un profeta maggiore di Budda, di Confucio, di Maometto. Non a caso è stato invitato da Khomeini in Iran per delle conferenze, dove ha ribadito che c’è un solo Dio e tanti profeti. Ormai, per lui — lo dice chiaro, appunto, in quel suo libro non ancora tradotto in italiano — il cristianesimo è una via di salvezza tra le tante.
 
Se davvero è così, è inutile attardarsi in quel “dialogo” che pur pretende con toni tanto urlati dalla gerarchia cattolica.
 
Küng si situa ormai fuori per sua scelta, dalla Chiesa: dunque, non ha più nulla da dire ai vescovi. In realtà, non ha più nulla da dire neanche ad altri, a cominciare dai protestanti. In effetti, da quando il suo Istituto di teologia ecumenica non è più riconosciuto come cattolico, Küng rappresenta solo sé stesso. Forse, anche per questa situazione in cui si è trovato, ha spostato il discorso dall’ecumenismo tra cristiani a quello con le religioni non cristiane”.
 
Eppure, si ha l’impressione che continui ad esercitare una notevole influenza: tutti i grandi quotidiani borghesi del mondo opulento hanno dedicato pagine e pagine alla sua requisitoria contro il Papa e Ratzinger.
 
 “Il settore che rappresenta è quello di una certa intelligencija, ma con sempre minor peso: in Germania ha perso influenza ed è di rado invitato per conferenze, soprattutto nelle università. Così, viaggia all’estero: è conosciuto come un buon oratore e, soprattutto, come un nemico di Roma. Questo gli attira molte simpatie, in certi ambienti”.
 
La virulenza dell’attacco all’attuale prefetto della Congregazione per la Fede ha stupito anche coloro che conoscevano i suoi rapporti tesi con il professor Ratzinger, quando entrambi insegnavano a Tubinga.
 
“Credo che sia esasperato anche dalla progressiva perdita di ascolto. Tra l’altro, è una menzogna l’accusa a Ratzinger di essere cambiato da quando ‘ha fatto carriera’, come dice lui. Io conosco Ratzinger da sempre e sempre è stato così, sempre l’ha pensata così. In ogni caso, non è Ratzinger ma Küng che attacca il Vaticano II giudicandolo ancora ‘clericale’, angusto, insufficiente, chiedendo dunque un Vaticano III. Ratzinger è fedele al Concilio e il suo ‘Rapporto sulla fede’ lo dimostra”.
 
(Interivsta di Vittorio Messori ad Hans Urs von Balthasar QUI)

“Il Cristianesimo anonimo” di K. Rahner non esiste

"Karl Rahner(1904-1984)con le sue prospettive filosofica e teologica, che hanno come punto culmine la teoria del 'cristianesimo anonimo', è stato sicuramente il teologo che più ha influenzato la vita della Chiesa negli ultimi sessant'anni, dal Concilio Vaticano II in poi insieme a Congar, Schillebeeckx e Küng.

Domanda di Vittorio Messori, scrittore e giornalista cattolico:

Tra le cose che sembrano più preoccupare il Papa (Giovanni Paolo II)nei suoi viaggi al di fuori dell’Europa, sembra esservi soprattutto la caduta della tensione missionaria verso i non cristiani.

Risposta di Hans Urs Von Balthasar:

“Sì, e di questa caduta è responsabile anche una certa versione, diluita e forse mal digerita, della teologia di Karl Rahner, con la sua teoria del ‘cristianesimo anonimo’. Rahner ha forse fornito l’occasione a certi teologi di esprimere ciò che essi avevano latente: secondo loro, in ogni uomo, qualunque sia la sua credenza (o la sua non credenza) c’è già la grazia, compito del cristiano sarebbe solo quello di fortificarlo nelle sue convinzioni. Poi, c’è stata un’attenzione esclusiva, in ogni caso eccessiva, per la promozione socioeconomica: è il Vangelo, in realtà, la prima ricchezza che dobbiamo donare ai poveri. Non si può rimandare l’annuncio del Cristo morto e risorto a quando saranno stati risolti i problemi economici”.
 
 
 
 

Clericheresie

È triste, è quasi sconfortante vedere come, ormai, gran parte del clero cattolico e della stampa cattolica accolgano e prendano per buone tutte le trovate, le astuzie, le sottili perfidie dei teologi modernisti, i quali, come lupi travestiti da agnelli, stanno spargendo a piene mani il loro pestifero veleno e stanno seminando confusione, sbandamento, relativismo nell’ambito stesso della fede, dopo aver fatto a pezzi la liturgia e aver trasformato la pastorale in un caos d’improvvisazioni anarcoidi, ove ciascun vescovo e ciascun sacerdote vanno avanti, in ordine sparso, dicendo e facendo praticamente quel che pare e piace loro, infischiandosene di qualunque autorità, a cominciare da quella del Magistero, e proferendo ogni eresia e bestemmia, senza che vi sia alcuna reazione da parte della gerarchia; beninteso a patto che si tratti di eresie e farneticazioni moderniste e progressiste e non certo nel caso si tratti di affermazioni di sapore “tradizionalista”, perché allora la censura scatterebbe immediata, eccome. Si potrebbero fare decine di esempi di questa incauta, nella migliore delle ipotesi, accettazione di qualunque “novità” teologica da parte del clero cattolico, pur che abbia una patina di progressismo, per non dire di modernismo, cosa che la rende subito particolarmente preziosa e quindi bene accetta, come si trattasse di un dono speciale mandato dalla Provvidenza, mentre è vero esattamente il contrario, ossia che, sovente, è un dono pestifero mandato dall’inferno, per la confusione e la rovina delle anime.
Prendiamo il caso del concetto di “misericordia”, che, probabilmente, passerà alla storia come il concetto-cardine del pontificato del '(falso)' papa Bergoglio e di tutta la neochiesa che, grazie a lui, ha fatto giganteschi passi avanti nel soppiantare la vera Chiesa cattolica, la Sposa di Cristo. Il cattivo maestro di questa misericordia a senso unico, farlocca e ingannevole, è il solito Walter Kasper, degno allievo di quel Karl Rahner che pretendeva di cambiare la Chiesa attraverso il Concilio, mentre coltivava una passione funesta per una divorziata che odiava la Chiesa, la scrittrice femminista Luise Rinser: e diciamo ciò per dare un’idea della statura morale dell’uomo che più di ogni altro ha contribuito a spingere la teologia sul falso binario della “svolta antropologica”, la quale, a sua volta, ha spinto tutta la Chiesa, nel corso di questi ultimi decenni, sul falso binario dell’immanentizzazione e della progressiva protestantizzazione del cattolicesimo. Kasper, dunque, va insegnando una misericordia che scavalca la necessità del pentimento da parte del peccatore, il che è semplicemente eretico; e tuttavia le sue tesi hanno trovato un’accoglienza straordinariamente calorosa da parte del neoclero, partendo dal vertice e scendendo fino alla base, sebbene non tutti i vescovi e non tutti i sacerdoti, fortunatamente, siano ancora del tutto persuasi dalla nuova impostazione del discorso sulla salvezza.
 
 
Il testo intero di Francesco Lamendola QUI

mercoledì 17 gennaio 2018

Sconcerto, indignazione e scandalo

 
Papa Francesco non ama parlare di questioni etiche.
 
In una intervista pubblicata su 'Civiltà Cattolica' ha detto:
 
"Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione.
 
Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di piú, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere piú semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali ('Civiltà Cattolica' n. 3918 del 19 settembre 2013, pp. 463-464)

 Commenta Padre Scalese:
Parole su cui si potrebbe tranquillamente convenire. Se non fosse che...in questi anni l’annuncio missionario concentrato sull’essenziale deve essermi sfuggito. Forse ero distratto. 
Quello che finora ho percepito è solo che all’insistenza, forse ossessiva, su certi temi si è sostituita l’insistenza, non meno ossessiva, su altri temi. 
Ma, a parte questa incoerenza che solo i ciechi potrebbero negare, va onestamente riconosciuto che tutte le volte in cui Papa Bergoglio ha parlato di aborto, non ha mai mancato di esprimere una netta condanna. Quindi il problema non si pone su questo piano. Il problema nasce quando si passa dalle parole ai gesti.

In questi giorni si è diffusa la notizia del conferimento della croce dell’Ordine di San Gregorio Magno a Lilianne Ploumen, ex-ministra olandese, sostenitrice dell’aborto e dei “diritti” LGBT. Negli Stati Uniti la notizia è stata data dal Lepanto Institute e dal sito OnePeterFive. In Italia l’hanno ripresa Marco Tosatti e La Nuova Bussola Quotidiana
 
Beh, un gesto del genere vale piú di mille parole, è piú eloquente di tanti discorsi: esso spazza via, in un solo colpo, qualsiasi dichiarazione verbale a favore della vita umana.
 
Naturalmente non si tratta del primo caso. Esso va ad aggiungersi a una lunga serie di situazioni analoghe, opportunamente ricordate dalla NBQ: si va dalla scelta di Eugenio Scalfari come interlocutore privilegiato se non esclusivo di Papa Francesco, all’inserimento di Emma Bonino fra i “grandi d’Italia”, alla nomina di abortisti fra i membri della Pontificia Accademia per la Vita, all’invito, rivolto ai sostenitori del controllo delle nascite, a partecipare ai simposi ambientalisti organizzati dalla Pontificia Accademia delle Scienze. Si tratta, in tutti questi casi, di gesti inequivocabili, attraverso cui si vuole far passare un chiaro messaggio: i principi finora sostenuti, promossi e difesi dalla Chiesa cattolica in campo etico, ancorché non espressamente ritrattati, sono di fatto considerati superati, a favore di una visione maggiormente in linea con quella oggi dominante.
 
Tali gesti non solo contribuiscono ad accrescere la confusione nella Chiesa; ma sono causa di sconcerto, indignazione e scandalo presso quei fedeli, che hanno sempre creduto che, fra le tante questioni opinabili, ce ne fossero alcune assolutamente non-negoziabili, come la sacralità della vita umana. Ebbene, di fronte a certe decisioni, è inevitabile chiedersi a quale sistema di valori faccia oggi riferimento la Santa Sede: se la sua fonte di ispirazione continuino a essere i comandamenti di Dio o se essi siano stati sostituiti dall’ideologia dominante. Ci si chiede se essa possa essere ancora considerata l’interprete autentica del Vangelo o se non sia diventata piuttosto una sezione distaccata delle agenzie internazionali. Ma soprattutto viene spontanea la domanda: chi comanda oggi realmente in Vaticano? 
 
Tratto dal blog di Padre Scalese QUI


venerdì 12 gennaio 2018

Il Dottor Stranamore in Vaticano

(...) È il caso del professor Paul R. Ehrlich, entomologo americano della Stanford University, diventato celebre dopo aver pubblicato un libro, intitolato «La bomba della popolazione», nel quale, sulla base di accurati calcoli, faceva una previsione catastrofista: nel decennio dal 1973 al 1983 ben un quarto del genere umano sarebbe morto per fame.
Onde evitare una simile strage, Ehrlich scrisse che sarebbe stato necessario prendere provvedimenti draconiani, a partire dall’imposizione per legge, senza guardare ai diritti individuali, del controllo delle nascite obbligatorio e indiscriminato. E come somministrare le sostanza necessarie a impedire le nascite? Semplice: introducendo sterilizzatori nell’acqua potabile e nei cibi più comuni.
 
Ovviamente le previsioni del professore, come quelle di tutti catastrofisti, si sono rivelate campate per aria. Tuttavia ciò non gli ha impedito di continuare a sostenere le sue tesi e di indicare soluzioni. Una delle caratteristiche dei catastrofisti inveterati è infatti quella di non considerare la realtà per quella che è, ma soltanto come pretesto per sostenere le loro idee senza fondamento.
(...) dal 27 febbraio al primo marzo prossimi, presso la Casina Pio IV in Vaticano, per iniziativa di due pontificie accademie, quella delle scienze e quella per le scienze sociali, si terrà un simposio internazionale sul tema «Estinzione biologica. Come salvare l’ambiente naturale da cui dipendiamo», e fra i relatori invitati a portare il loro autorevole contributo chi ci sarà? Proprio lui, l’ineffabile professor Ehrlich. E quale sarà il tema affidatogli? «Come salvare il mondo naturale».
 
Ora, gli organismi vaticani sono ovviamente liberi di organizzare i simposi che vogliono e di invitare chi vogliono, ma è difficile non porsi una domanda: con tutti gli scienziati che esistono, è proprio il caso di offrire una tribuna a uno come Ehrlich, che non solo si è fatto paladino dell’aborto di massa ma ha sbagliato completamente le sue catastrofiche previsioni?  Che cosa può avere da insegnare questo Dottor Stranamore secondo il quale entro l’anno duemila l’Inghilterra avrebbe praticamente cessato di esistere, a meno di non intervenire con massicce politiche a base di aborto e sterilizzazione di massa?
 
Oggi, nell’anno di grazia 2017, la comunità scientifica mondiale ha smentito tutte le più fosche previsioni dei catastrofisti. Nel mondo, certamente, c’è ancora chi soffre la fame, eppure il pianeta, nonostante l’aumento della popolazione, non ha mai sfamato così tanta gente e la qualità della vita non è mai  migliorata tanto.

Se ancora adesso un miliardo di persone soffre la fame non è perché non ci sono le risorse, ma perché ci sono troppi sprechi.  Il problema non è impedire alle persone di avere figli, ma garantire loro livelli adeguati in campo sanitario e scolastico.
 
Commentando la scelta del Vaticano, il presidente del Population Research Institute, Steven Mosher, giornalista e studioso americano contrario alle politiche abortiste, ha detto: «Le opinioni di Ehrlich sui tassi di estinzione biologica sono esagerate tanto quanto le sue previsioni relative ad un’esplosione demografica, previsioni tutte fallite. Per quale ragione il Vaticano debba dare un palco a questo profeta laico di sventura va oltre le mie capacità di comprensione. Ci sono moltissimi scienziati cattolici, le cui opinioni, basate su fatti, meriterebbero d’esser valorizzate dalla Chiesa. Quale sarà la prossima mossa? Invitare Raul Castro a parlare di diritti umani?».

(....) il catastrofismo torna all’attacco cambiando cavallo: dalla bomba demografica a quella climatica, e di nuovo si lancia in  previsioni. È una questione di «giustizia sociale» e di «moralità», dicono gli organizzatori del congresso nel presentarne i lavori, ma anche di «sopravvivenza». E siccome all’origine dei cambiamenti climatici c’è l’uomo, ecco che torna la tesi di sempre: eliminiamo l’uomo, riduciamo la sua presenza sulla terra e risolveremo ogni problema.

Aldo Maria Valli
http://www.aldomariavalli.it/2017/01/14/il-dottor-stranamore-in-vaticano/

mercoledì 10 gennaio 2018

Perchè tanto odio contro Donald Trump?

di Marco Invernizzi
10 January 2018
Tratto da QUI
 
C’è effettivamente qualcosa di surreale nei continui attacchi che il Presidente Donald Trump subisce dai mezzi di comunicazione. Da oltre un anno viene trattato come se fosse un imbecille qualsiasi che ha vinto le elezioni americane, convincendo decine di milioni di elettori, dopo essersi costruito un impero economico non trascurabile, visto che gli ha permesso di arrivare alla massima carica politica del mondo. Nel primo anno di presidenza ha avuto contro tutti i poteri forti, e qualche volta anche il Partito repubblicano, che lo ha subìto senza mai amarlo.
 
Ascoltando in Italia come ne parlano i corrispondenti dagli Usa e i giornalisti nostrani viene spontaneo chiedersi di chi stanno parlando, se del Presidente americano o di quello della Nord Corea, così spesso accomunati negli ultimi mesi. E probabilmente la cosa è semplicemente voluta allo scopo di mettere sullo stesso piano l’ultimo gulag, come è stata felicemente chiamata in un libro la Corea del Nord, col Presidente oggetto di tanto odio.
 
Ma perché questo odio? Perché il risentimento dei giornalisti, degli attori, degli intellettuali, quasi mai sul merito delle iniziative presidenziali, ma sempre attraverso gli aspetti del Presidente diciamo “sopra le righe”, cioè attraverso i suoi modi eccessivi, non diplomatici, politicamente scorretti, che possono piacere o non piacere, ma non possono essere il metro di giudizio, o almeno l’unico metro di giudizio.
 
Il Presidente Trump è stato eletto rompendo inizialmente gli schemi tradizionali delle elezioni americane, basate sul confronto/scontro fra i partiti democratico e repubblicano. Poi ha recuperato almeno una parte del voto repubblicano, ma rimane un’anomalìa, che ha incontrato il favore di molti americani proprio per il suo essere estraneo e critico delle forze partitiche tradizionali e del loro modo di fare politica.
 
Il suo iter biografico e politico ricorda, inevitabilmente, quello di Silvio Berlusconi. Quando quest’ultimo vinse inaspettatamente le elezioni politiche del 1994 venne detto e scritto di tutto sul suo conto. Per un quarto di secolo è stato l’indiscusso protagonista della politica italiana, compiendo cose positive (in primis fermando più volte l’ascesa al potere degli ex comunisti) e altre negative (per esempio non costruendo nessuna classe dirigente e ultimamente rinunciando a quei princìpi legati al cattolicesimo che pure in altre stagioni aveva dimostrato di volere difendere e promuovere).
Entrambi però, raramente vengono giudicati per le loro opere, ma soprattutto per i loro modi, eccentrici, sopra le righe e spesso veramente inaccettabili. Ma è normale tutto questo?
 
Io non conosco Donald Trump. Conosco però alcuni suoi scritti, quelli che vengono tradotti su Cristianità. Parlano di Dio e di libertà, di famiglia e di patriottismo, addirittura dell’importanza della preghiera per la vita pubblica di un popolo. So bene che la prima osservazione che mi potrebbero fare è che non li ha scritti lui, che notoriamente si limita a twittare. Ma questo non significa nulla: li ha firmati e quindi fatti propri come avviene per quasi tutti i leader del mondo. Vorrei che si parlasse anche di queste cose quando si affronta il tema Trump. E’ pretendere troppo?
 
Forse è proprio questo il problema. Non si vuole riconoscere il proprio fallimento, di classi dirigenti, di intellettuali, di giornalisti tutti uguali, che dicono sempre le stesse cose senza riuscire a entrare in sintonia con tante persone normali, stanche del “politicamente corretto”.
Certo, da qui a costruire e proporre un’alternativa ce ne corre. Berlusconi non c’è riuscito e forse non ha nemmeno voluto provarci e quel che sta nascendo avviene soprattutto al di fuori del suo partito. Forse neppure Trump ci proverà, ma non è una buona ragione per continuare a parlare ossessivamente (salvo poi smentire e fare marcia indietro) del suo ego, dei litigi interni alla sua famiglia, del suo ciuffo singolare, come se i destini del mondo fossero dipendenti da queste amenità.

mercoledì 27 dicembre 2017

Natale: l'oggi perenne di Dio

 

«In Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Dio stesso, Dio da Dio, si è fatto uomo. A Lui il Padre dice: “Tu sei mio figlio”. L’eterno oggi di Dio è disceso nell’oggi effimero del mondo e trascina il nostro oggi passeggero nell’oggi perenne di Dio. Dio è così grande che può farsi piccolo. Dio è così potente che può farsi inerme e venirci incontro come bimbo indifeso, affinché noi possiamo amarlo. Dio è così buono da rinunciare al suo splendore divino e discendere nella stalla, affinché noi possiamo trovarlo e perché così la sua bontà tocchi anche noi, si comunichi a noi e continui ad operare per nostro tramite».
 
Sua Santità Benedetto XVI
Omelia -santa messa di mezzanotte -Natale 2005
 
Auguro a tutti di vivere nell'oggi perenne di Dio, perché sia Natale di Gesù tutto l'anno nel nostro cuore e nella nostra vita!
 
 

venerdì 22 dicembre 2017

La Grande Sporcizia


Il Vaticano ha deciso di creare un nuovo portale di comunicazione chiamato Vatican News e per la realizzazione ha chiamato la prestigiosa multinazionale della web-solution per le imprese, Accenture. Ma di che cosa si tratta? Si tratta di un’impresa ai vertici nel campo della gestione di portali internet e non solo, che però ha aderito come molte altre multinazionali al credo Lgbt come elemento distintivo di un nuovo modo di lavorare e rapportarsi con il dipendente e il cliente.
 
A notare il "dettaglio" è il portale spagnolo Infovaticana in un articolo del suo direttore Gabriel Ariza, che non manca di sottolineare come Accenture sia una realtà imprenditoriale molto coinvolta con i “valori” Lgbt. Un esempio? Non è difficile trovare nel suo sito espressioni come questa: «Siamo impegnati a sensibilizzare e educare le nostre persone al rispetto verso la nostra comunità LGBT, sostenendo allo stesso tempo tutti i nostri dipendenti e fornendo loro un luogo di lavoro che garantisca sempre una positiva integrazione».
Che strano, sarà un caso ma nel portale non compaiono iniziative simili di sostegno alla famiglia.
E ancora, una pagina in cui si elencano tutte le attività a sostegno della causa gay: «Per aumentare il coinvolgimento dei nostri colleghi LGBT nelle singole realtà locali, sponsorizziamo il global Pride in Accenture Network e offriamo un network LGBT globale ed una comunità di supporto per i colleghi transgender. Gestiamo anche un LGBT Ally Program per creare consapevolezza e inclusione su temi LGBT».
Insomma: ad Accenture sono così avanti con i diritti che organizzano persino una sorta di Gay pride aziendale. Poteva il Vaticano sapere che a gestire la propria comunicazione, lautamente pagata, c'era una realtà che promuove valori in contrasto con la dottrina e la visione della vita che il Vaticano dovrebbe difendere di questi tempi? Difficile dare una risposta, anche se per scoprire di quale azienda si tratta basta dare una veloce scorsa al suo sito internet per trovare tutte le informazioni possibili. Possibile che sia sfuggito questo piccolo dettaglio? Anche qui difficile, dato che lo sdoganamento di esponenti di primo piano della cultura Lgbt sembra essere anch’esso un “credo” del nuovo corso Vaticano in fatto di comunicazioni.
A capo di tutto il sistema comunicativo d’oltretevere, e anche della scelta di Accenture dato che è stata presentata ai giornali proprio da lui, c’è monsignor Dario Edoardo Vigano. Chi è don Viganò?
"Mondano, mondanissimo. Con frequentazioni molto particolari, per un prete...".
Mi sono venute in mente queste ed altre frasi analoghe, confidate sottovoce da uomini di chiesa, professori universitari, giornalisti ed impiegati Rai... quando ho letto l'articolo di Marco Tosatti, su La Nuova BQ, intitolato Radio Vaticana e le ospitate reciproche con l'icona gay.
In questo articolo si parla del convegno "Interferenze", organizzato dall'Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e dalla Segreteria vaticana per la Comunicazione il 15 dicembre 2017 a Palazzo Borromeo a Roma, con la regia di mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede.
Effettivamente, quanto alla mondanità, monsignor Viganò non nasconde nulla: non serve fare chissà quali ricerche per trovare decine di foto del monsignore, sempre in ghingheri, accanto a uomini e donne di spettacolo e di mondo. Festival del cinema di Cannes? Viganò presente! Festa del Circolo Canottieri Aniene? Viganò sorridente al fianco di Flavio Briatore, Gianni Letta, Giovanni Malagò, Bianca Berlinguer, i manager Massimo Angelini e Mario Benedetto, Enrico Testa, presidente di Sorgenia...
A giovargli, nel rapporto con un certo mondo non propriamente "da prete", deve essere l'elasticità mentale, che si svela non soltanto nell'abbigliamento (il colletto romano sembra quasi un collier, da come lo porta bene), ma anche nella grande tolleranza che lo anima.
 
Ricorda Luca Telese: "Tra gli addetti ai lavori fa scalpore -nel 2002 -il suo voto a favore de "L'ora di religione" di Marco Bellocchio, che alcuni membri laici della commissione volevano vietare ai minori di 18 anni per la celebre scena della bestemmia rivolta da un personaggio minore a Sergio Castellitto: "Noi non siamo una commissione censura: le opere di valore artistico, anche quelle controverse, si discutono ma non si vietano" (Il Foglio, 30/4/2014).
Come non ricordare poi la sua idea di trasformare, nel giorno dell’apertura del Giubileo della Misericordia, la facciata di San Pietro in Disneyland (Il Tempo, 20 dicembre 2015)?
Se andiamo indietro con gli anni, troviamo monsignor Viganò responsabile di sale e cinema della diocesi di Milano, finchè scende a Roma, dove ottiene un insegnamento altisonante in Laterano: Professore ordinario di Teologia della comunicazione! Sì esiste anche questa disciplina, in cui Gesù Cristo non doveva essere molto versato se la sua comunicazione ebbe l'esito nefasto che tutti conosciamo: non gli applausi di un festival di Cannes, ma la crocifissione e l'ignominia.
Negli ultimi mesi di Benedetto XVI, nel 2013, sul palcoscenico romano ne succedono di tutti i colori: prima, nel gennaio, Viganò viene scelto da Bertone alla guida del Centro televisivo Vaticano, poi, nel febbraio, Marco Simeon, chiacchieratissimo pupillo di Bertone, da molti considerato il killer, insieme all'ex cardinale di Genova, di Carlo Maria Viganò e di Ettore Gotti Tedeschi (troppo intenti a fare pulizia al Governatorato e allo Ior) viene silurato da Rai Vaticano perchè divenuto troppo imbarazzante, come racconta Alberto Statera su la Repubblica.
Il 27 giugno 2015 il balzo di carriera: Viganò diventa Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, accentrando su di sè una quantità di incarichi sino ad allora divisi tra svariate persone. Da allora, le accuse e le invidie nei suoi confronti si sprecano.
Ma al di là dei malumori dei collaboratori esterni di Radio Vaticana, di qualche giornalista dell'Osservatore Romano che teme la chiusura, Viganò è chiacchierato anche per altri motivi: il grande spazio che concede a personalità che esprimono idee piuttosto contigue all'ideologia LGBT.
 
Proprio l'articolo citato di Tosatti mette in luce due fatti.
 
Il primo: Viganò è colui che "ha nominato consultore della Segreteria della Comunicazione padre James Martin  sj", noto per le sue aperture ciclopiche nei confronti del mondo LGBT. Sembra che non abbia altra missione che mutare il pensiero della Chiesa in questo campo.
 Il secondo: tra gli ospiti di Interferenze c'è Pierluigi Diaco, conduttore di RTL 102.5, che su twitter dimostra una notevole familiarità con Viganò. Scrive Tosatti: "Pierluigi Diaco è un collega molto noto, che all’inizio di novembre ha celebrato la sua unione civile con il suo partner, e che ha annunciato in maniera molto mediatica la sua omosessualità. Ora, tutto questo non c’entra niente con la sua professionalità, è ovvio. Ma la curiosità resta di sapere come mai fra centinaia di colleghi della radio e della televisione la scelta sia caduta proprio su di lui, che le vicende personali hanno naturalmente trasformato in un’icona della battaglia LGBT". Anche perchè Diaco si è dichiarato favorevole anche all'adozione per le coppie gay, se vi fosse una "legislazione adeguata".
Martin e Diaco, sussurrano i maligni, sono solo due, tra i tanti.
Si dice infatti, nei corridoi, che mons. Nunzio Galantino sia stato nominato proprio su consiglio di Viganò: Galantino è quello che ha dato una lettura dell'episodio biblico di Sodoma non proprio fedele al testo biblico, ed è stato, inoltre, il principale avversario del Family day e di Massimo Gandolfini all'epoca dello scontro sulla legge Cirinnà. Un altro caso, come la nomina di Martin e le trasmissioni con Diaco? Potrebbe essere.
Ma come si sa, le malelingue cercano sempre conferme alle loro illazioni. E notano che Viganò, onnipresente, ha diretto dal 2013 al 2017 il master in giornalismo digitale alla Lateranense insieme ad Emilio Carelli, che svariati siti gay auspicano faccia, quanto prima, coming out (da qui). Di più: nel 2016 i due hanno codiretto insieme il master in giornalismo alla Lumsa, e dall'inizio del 2017 codirigono il master “Social media management” alla Lateranense (che sembra essere un po' il giardino di casa di Viganò).
Di Carelli wikipedia dice così: "Nel 2009 è oggetto di gossip per alcune fotografie compromettenti scattate all'uscita di alcuni locali pubblici. Nel Febbraio 2010 [Carelli] ammette di aver pagato per riavere le foto che erano state recapitate ad alcune testate giornalistiche e per evitarne la diffusione" (si veda anche qui).

Foto di cosa? Difficile pensare che non ci sia nulla di compromettente. Fatto sta, per concludere, che le frequentazioni di monsignor Viganò destano molte critiche ed illazioni: il quotidiano romano Il Tempo, per fare un solo esempio, due anni fa suggeriva che monsignor Krzysztof Charamsa, quello famoso del coming out pre Sinodo, proprio prima delle sue esternazioni sulla propria omosessualità, stesse "per diventare vescovo, grazie anche alla rete delle sue relazioni, tra cui spicca quella con don Dario Viganò, prefetto della Comunicazione"(Il Fatto quotidiano,12.10.2015 e qui).
 
(Articolo di Francesco Agnoli)
Tratto da QUI